La "next generation" Isis che fa paura all'Europa

Lo Stato islamico è vivo e ha arruolato 27mila ragazzini per il jihad. Nuova sfida all'Occidente

Il terrorismo islamico guarda al futuro con i suoi cuccioli del jihad. Sono 27mila le nuove leve. Bambini e ragazzini, figli di terroristi e sostenitori del sedicente Stato islamico che stanno formando il nuovo esercito. Alcuni sono ancora detenuti nei campi in Siria, 600 sono cittadini europei. L'allarme arriva dall'ultimo rapporto dell'European Union Institute for security studies (Eu Iss) - l'Agenzia dell'Ue che studia e analizza le questione di politica estera, difesa e sicurezza. Un rapporto dettagliato su «come l'Isis vede il suo futuro». Un futuro prossimo e sul quale è già scritta la minaccia per l'Occidente. La perdita del territorio in Siria e Iraq non ha compromesso in alcun modo né forza né risorse. L'Isis s'è rinnovata, ha aggiornato la narrazione del jihad e ha forze fresche per portare a termine l'obiettivo finale: la conquista del Vecchio Continente. Il rapporto Ue, infatti, illustra come l'islam abbia saputo riadattarsi anche nel racconto della Guerra Santa per rapire il cuore dei più giovani. E così se Dabiq - la rivista online dell'Isis -, già nel 2016 era diventata Rumiyah, Roma, a indicare il nuovo capitolo che guarda al centro della cristianità, oggi sono forze fresche a dare vigore e sostanza al sogno.

Alan Duncan - ex ministro inglese per l'Europa e le Americhe -, ha recentemente realizzato un documentario della sua visita al campo profughi di al-Hawl. Conosciuto come «il grembo dell'Isis», conta una popolazione praticamente di solo bambini e donne. Il documentario mostra ragazzini di 10 anni che davanti alle telecamere ostentano il simbolo del jihad con le dita. E alla domanda sul significato rispondono: «Significa che lo Stato islamico è vivo». «Vogliamo essere fratelli combattenti, vogliamo combattere gli apostati». Le telecamere immortalano anche una donna in burqa nero che dichiara: «Voglio che miei figli siano mujahidin, che combattano gli infedeli».

A marzo 2021, un rapporto del governo inglese denunciava come negli ultimi 12 mesi i ragazzini siano stati esposti al reclutamento online dell'Isis fino a registrare un aumento del 7% rispetto all'anno precedente. Poi è arrivata la conferma del rapporto Eu Iss, che dimostra come il terrorismo islamico lavori silente e instancabile. 27.000 giovani, in gran parte figli dei miliziani, nati nei territori del Califfato e cresciuti solo per il jihad, non sono da sottovalutare. «Anche se la stragrande maggioranza sono minorenni scrive il rapporto non significa che siano automaticamente innocenti o abbiano intenzioni innocenti. Per la maggior parte di loro, la vita all'ombra dell'Isis è la norma».

L'attenzione ai più giovani non è una novità: durante il suo periodo d'oro, il sedicente Stato islamico si era già servito dei bambini come spie o kamikaze e non ha mai smesso di addestrarli. A luglio 2019 un tredicenne si fece saltare in aria durante un matrimonio, nella provincia di Nangarhar, in Afghanistan, uccidendo cinque persone e ferendone 40. E quella scena venne ripresa a dovere e utilizzata come il miglior spot propagandistico.

Le Nazioni Unite nel 2006 denunciavano l'esistenza di 250.000 bambini che in tutto il mondo erano stati arruolati per combattere in circa 20 conflitti. Allora l'Isis era solo un'idea, eppure in poco tempo è stata poi costruita l'organizzazione che nei primi mesi del 2015 aveva già oltre 1.500 bambini a combattere in prima linea e ne aveva addestrati oltre mille come kamikaze.

La novità delle 27.000 nuove leve oggi sta nel reclutarle ancora più giovani. Per l'agenzia europea questo significa che il gruppo terroristico sta assumendo una forma nuova e ancor più ineffabile. Come già sta accadendo, infatti, gli attentati potrebbero essere meno letali, eppure più frequenti. E il fatto che i programmi di deradicalizzazione e le misure di prevenzione non siano fatti su misura di ragazzini la dice lunga. Ma non solo forze fresche, l'Isis dispone anche di risorse. Sono 300 i milioni di dollari in cassa. L'interrogativo non è più come, ma quando colpiranno. C'è stato un momento in cui la partecipazione dei bambini nella propaganda dello Stato Islamico era ostentata quasi quotidianamente: bambini presenti in molteplici contesti, dalle esecuzioni ai campi di addestramento, alle spedizioni daw'a. Superata questa fase, s'è passato ai fatti.

Vi è sicuramente una matrice nazionalsocialista, conclusione a cui è arrivato anche Quilliam think tank londinese nel rapporto The Children of Islamic State. Secondo gli autori, l'Isis ha trovato ispirazione nella Gioventù Hitleriana per indottrinare i bambini, così come ha guardato al comunismo su come rieducare i bambini anche prelevandoli dalle famiglie. Non è un caso, infatti, che le Nazioni Unite nel 2019 già denunciavano l'esistenza di un'ala giovanile dell'Isis, Fityan al-Islam «ragazzi dell'islam».

Il rapporto dell'Eu Iss tenta anche di mettere in stato di allerta la politica europea: «L'Europa dovrà prepararsi a più attentati. Le seguenti considerazioni dovrebbero essere tenute a mente dai responsabili politici come un modo per gestire la situazione. Accettare che la sopravvivenza dell'Isis non è condizionata dal suo status di proto-stato e sviluppare una strategia a lungo termine, volta a ridurre gli effetti del reclutamento in Europa. Prepararsi ad attacchi su obiettivi più soft come ferrovie e autostrade».

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