Il Papa sdogana i piaceri "della carne": "Arrivano direttamente da Dio"

Papa Francesco, in una delle sue ultime riflessioni, ha scagliato un attacco contro la "morale zelante" che demonizza il piacere

Questa volta neppure i tradizionalisti hanno sollevato polemiche. Per la Chiesa, e grazie a papa Francesco, è l'ora di fare i conti con i "rigidismi" di una morale sessuale accusata di aver demonizzato il piacere. Quello che Jorge Mario Bergoglio ha scritto nell'ultimo libro di Carlo Petrini era già stato annunciato dallo stesso pontefice un paio d'anni fa: "Niente tabù. È un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà", aveva intimato il pontefice. Il ragionamento è sempre lo stesso, mentre il soggetto, oggi come allora, è la "sessualità".

Anzi, nell'ultimo caso di specie, più precisamente il "piacere". Non c'è neppure bisogno di spiegare troppi perché. Certo, c'è "il contesto di vero amore" di catechetica memoria e permangono anche tutte le indicazioni successive di quel testo, compresa la castità pre-matrimoniale, ma il piacere non è la vittima di un divieto. E la fobia della sessualità, sempre nel caso sia mai appartenuta all'Ecclesia, è solo un ricordo lontano.

E allora chi leggerà TerraFutura, dialoghi con papa Francesco sull'ecologia integrale, che è edito da Giunti, troverà scritto che: "Su questo non sono d’accordo: la Chiesa ha condannato il piacere inumano, rozzo, volgare, ma al contrario il piacere umano, sobrio, morale lo ha sempre accettato. Il piacere arriva direttamente da Dio, non è cattolico nè cristiano nè altro, semplicemente è divino". Non è uno sdoganamento né un'ammissione di colpe legata ad un'antica morale che non esiste più, ma sono il linguaggio e la capacità comunicativa dell'ex arcivescovo di Buenos Aires a stupire in questo caso. E allora qual è la funzione di questo "piacere", che tanto sarebbe stato stigmatizzato da interpretazione oscurantiste della dottrina? "Il piacere di mangiare è lì per mantenerti in salute , proprio come il piacere sessuale c’è per rendere più bello l’amore e garantire la perpetuazione della specie", ha riflettuto il pontefice argentino, così come riportato pure su Open. La ricezione dei più non può che essere positiva, ma il passaggio focale è un altro.

Ad un certo punto, l'ex arcivescovo di Buenos Aires delimita il campo delle responsabilità: "Non c’è posto per una moralità troppo zelante che neghi il piacere". Il fatto è che quella "morale zelante", nella disamina papale, ha un luogo di residenza piuttosto specifico: un'"interpretazione sbagliata del messaggio cristiano". L'accusa è passata in secondo piano, ma sembra che Bergoglio abbia rintracciato nella rigidità di certe esplicazioni dottrinali la radice di qualche distorsione concettuale (e dunque esistenziale). Quella che avrebbe portato, appunto, alla diffusione della sessuofobia. Tutto questo avviene mentre in alcuni ambienti episcopali viene alimentata la dialettica sul da farsi sul celibato sacerdotale. Non è un mistero: i progressisti pensano che la ristrettezza delle regole abbia degli effetti negativi sulla vita interna della Chiesa cattolica. Francesco, per ora, non ha assecondato quelle velleità, ma è chiaro che questo è anche il papa della battaglia contro i "rigidismi".

Non ci si dimentichi poi del cibo. Anche qui non bisogna relativizzare: non è la fame edonica quella che Bergoglio tutela, bensì il "piacere di mangiare", che è tutta un'altra storia. La sfera che Francesco sta rivisitando, forse, è quella del "peccato". Sesso e peccato, in disamine teologiche che hanno evidentemente avuto qualche successo, sono stati equiparati o comunque accostati con una certa continuità. Bergoglio non sta sconvolgendo la morale sessuale cristiano-cattolica, ma sta allontanando gli spettri di un'omologazione (quella tra sessualità e peccato) che, anche in punto di dottrina, non ha senso d'esistere. Attenzione però: Bergoglio non ha "sposato" la morale sessuale della società contemporanea.

Nel 2018, in un discorso tenuto presso la Sala dei papi, il vescovo di Roma ha chiarito che la dimensione reale dell'amore è sempre quella che conduce ad "Una caro", una sola carne: "E si deve vivere la sessualità così, in questa dimensione: dell’amore tra uomo e donna per tutta la vita. È vero che le nostre debolezze, le nostre cadute spirituali, ci portano a usare la sessualità al di fuori di questa strada tanto bella, dell’amore tra l’uomo e la donna. Ma sono cadute, come tutti i peccati. La bugia, l’ira, la gola… Sono peccati: peccati capitali. Ma questa non è la sessualità dell’amore: è la sessualità “cosificata”, staccata dall’amore e usata per divertimento...".

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Commenti

Totonno58
13 Set 2020 - 13:59
gianf54, no grazie, Ratzinger su questi temi ha già esaurito da tempo il suo budget di disastri!