Le trattative e il sogno nascosto: il ritorno dei templari in Vaticano

Le sfide per il riconoscimento e il ritorno dopo il lockdown: i templari sulle strade della Capitale e quei rapporti con il Vaticano

Non è da escludere che in passato, magari durante una delle tante epidemie di peste, i Templari si siano coperti il volto con qualcosa come oggi accade con la mascherina. Ma fa comunque una certa impressione veder sfilare circa duecento cavalieri, croce rossa sul petto e lunghi mantelli bianchi, con il simbolo della lotta al coronavirus.

Sabato e domenica i romani si saranno accorti di questo gruppo di persone che “per testimoniare la fede in Cristo” camminava in silenzio tra le strade della Capitale. Dopo i riti contro le notti dei diavoli durante il lockdown, i templari sono tornati a incontrarsi. Partenza da Casa Bonus Pastor dove era stato insediato il quartier generale, poi l’arrivo in San Pietro, via della Conciliazione, Castel Sant’Angelo e piazza Navona, per concludere con una Messa nella chiesa di Sant’Alfonso de Liguori. “Ci ha colpito il deserto di Roma”, racconta Paolo, eques iustitiae. Il giorno dopo hanno replicato con una processione dal Colosseo fino a Santa Maria in Aracoeli, passando per i Fori imperiali. Con messa presieduta dal cardinal Francesco Monterisi. “Il nostro voleva essere un segno di speranza - dice Paolo - Soprattutto in questo periodo difficile segnato dalla pandemia. Camminare per 12 chilometri con la mascherina addosso non è cosa semplice, ma volevamo esserci”.

Molto si è detto dei Templari. E attorno al loro nome ruotano una miriade di sigle, presunte associazioni che “macchiano il nostro nome”, misteri, accuse di massoneria e lotte per avere il bollino rosso dell’autenticità. Dopo la soppressione dell’Ordine cavalleresco nel 1312 per mano di papa Clemente V, la Chiesa non riconosce più i pauperes commilitones Christi come ordine monastico. I Templari cattolici d’Italia (https://www.templarioggi.it), però, stanno provando a ottenere la benedizione vaticana, e lo fanno con la calma e la diplomazia di chi sa che deve scardinare 700 anni di incomprensioni. Dalla loro parte ci sono le nuove scoperte storiche, che gettano un’ombra sulle accuse con cui l’Ordine venne bandito e l’ultimo maestro, Jacques De Molay, bruciato sul rogo di fronte alla cattedrale di Notre Dame.

Era il 1118-1119, in Terra Santa, quando i primi "commilitoni di Cristo" si radunarono nell’Ordine del Tempio: l’arte della guerra e l'adorazione di Dio, monaci e guerrieri, una “santa milizia” nata per difendere i pellegrini cristiani dai saccheggi dei musulmani. Poi arrivò la benedizione di San Bernardo di Chiaravalle, le ricchezze, la potenza. Fino alla sconfitta in Terrasanta e agli intrighi di potere del Re di Francia, Filippo IV il bello, vero ideatore degli arresti, delle (false) accuse e del lungo processo che portarono alla fine del Tempio. Oggi i Templari Cattolici d’Italia cercano di riportare in auge i valori cavallereschi e di recuperare il “nome infangato” dei crociati di Cristo. Gruppi sono già nati all’estero, come in Francia. E movimenti si registrano anche in Usa, Canada, Sud America e Sud Est asiatico. L’obiettivo è quello di ottenere un riconoscimento dalla Santa Sede come associazione internazionale di fedeli. Per tornare ad essere un Ordine vero e proprio, come i Cavalieri di Malta, servirebbe un intervento del Papa. Sognare non costa nulla, ma per ora bastano i riconoscimenti di otto diocesi italiane (tra cui Verona, Napoli e Ascoli) per poter tenere aperti santuari, preservare luoghi di culto e aiutare i sacerdoti.

Nei giorni scorsi era emersa la notizia di un possibile ritorno in Vaticano dei Templari proprio in occasione del “Convento Generale” e della V camminata silenziosa per la fede. In effetti era stata domandata la possibilità di celebrare la messa in San Pietro. Le autorità vaticane, secondo quanto risulta al Giornale.it, hanno chiesto ai Templari di non vestire gli abiti da cavalieri. Ma ormai quel mantello bianco e la croce patente sono la divisa associativa, come scritto nello statuto. Dunque si è preferito declinare l’offerta, senza alcuna recriminazione. L’alternativa era quella di pregare nella chiesa parrocchiale di Sant’Anna, anch’essa in territorio vaticano. Governatorato e gendarmeria avevano dato il via libera, ma anche qui la trattativa si è incagliata. Niente di grave, a dire il vero. Nei mesi scorsi il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, aveva infatti concesso un’udienza ai vertici dell’associazione. Un dialogo “cordiale”, dicono. E non è detto che un giorno si arrivi davvero alla svolta. La speranza c'è: "Con le azioni disinteressate e gratuite al fianco della Chiesa - conclude il maestro Mauro Giorgio Ferretti - credo che si arriverà in tempi brevi ad un traguardo che aspettiamo da 700 anni". Il ritorno dei templari al fianco della Santa Sede.

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Commenti

Gianfranco Robert Porelli
16 Set 2020 - 13:55
Il quartiere "Barona" c'è a Riga come a Milano dove c'è la chiesa di San Cristoforo.